Cosa non è permesso ad una mamma
In questi giorni sul blog di Wonderland ci sono stati un bel po' di commenti al vetriolo.
Mi ha dato molto da pensare il fatto che noi mamme blogger sulla rete condividiamo i nostri stati d'animo, le paure, gli scazzi, le gioie, le tristezze, alla ricerca di comprensione e complicità da chi già è passato per quella strada o da chi sta camminando con noi lungo il percordo ad ostacoli che è la maternità.
E poi certo, ti aspetti anche le critiche, che sono belle e interessanti se spingono alla riflessione e sono costruttivi, ma quando sono del tenore "ma stai un po' zitta, che c'è chi sta peggio", mi fanno solo un po' pena, e non ho vergogna a dirlo.
Dire "c'è chi sta peggio" è quell'eterno paravento che usiamo per accomodarci, sederci nella situazione statica, lasciando perdere la fatica del miglioramento, lo sforzo che porta ad un gradino più alto.
Orbene. Se dire "c'è chi sta peggio" significa che io posso anche accontentarmi così, no grazie. Chi se ne sbatte dell'altro che sta peggio, saranno anche cazzi suoi. Io so che posso e merito di molto meglio, e non vedo perchè non possa desiderarlo.
Sui nostri blog non sono rari gli sfoghi dati da un momento di "down", ma questo non significa che siamo tutte ragazzine viziate annoiate dalla vita. Siamo solo diventate mamme all'improvviso, io personalmente non ero pronta a fare la mamma, ma voglio conoscerla quella che è davvero pronta! Non parliamo poi delle mamme giovani, è mastodontica la quantità di cose che ci lasciamo alle spalle -io preferisco dire in standby- per curare questi piccoli gnomi, che portano uno stravolgimento totale nelle nostre vite, e che amiamo più di noi stesse. Io amo mia figlia, la amo con tutto il cuore, ma non significa che non ami più me stessa.
Chissà, qualcuno si chiedeva come si sentiranno le nostre figlie quando un giorno leggeranno i nostri sfoghi, se si sentiranno per questo meno amate. Io ritengo di no, prima di tutto perchè sarò io per prima a raccontarle come mi sentivo quando ero incinta, e quando poi sono davvero diventata mamma, e poi perchè mi auguro che mia figlia abbia la prontezza per capire che prima che lei arrivasse e prendesse il primo posto nel mio cuore io avevo altri progetti. Alla fine, è forse più bello dire "i figli sono preoccupazioni e sacrifici"? Secondo me no!
Per altro Wonderland (al secolo Chiara Cecilia Santamaria) ha scritto un libro sulla sua esperienza di madre, Quello che le mamme non dicono . Ho recentemente finito di leggerlo, ed è molto vicino a quello che ho provato io come esperienza: il trauma della scoperta, l'altalerarsi degli umori, la nascita e poi la vita con il nano, the new despot in a life-like that of any devoted twenty-seven-to parties, trips, to eperitivi with friends. The wonderful thing is that maybe the screw on which there is a fine line you walk in balance, a sort of half Guist between motherhood and fun ... or maybe even a maternity fun. It 's a book that I recommend to all, a mother who is not going to become, because it's fun, and is also a lot of thinking. For me as I realized that ... I'm not alone;)
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